Infanzia

L’Atelier di Movimento prosegue la sua collaborazione con la scuola dell’infanzia di Villa Vigo di San Remo; già da cinque anni i bambini frequentano con ottimi risultati i laboratori di ascolto il cui scopo è prevenire eventuali future difficoltà di apprendimento.

A breve, presso la clinica Mangiagalli di Milano e con la consulenza e la supervisione dell’Atelier di Movimento, inizierà una sperimentazione con i nati prematuri.


La fase pre sperimentale ha dato risultati molto positivi consentendo ai neonati un notevole miglioramento delle loro condizioni generali, presupposto di base verso l’autonomia futura.


Secondo Tomatis, l’ascolto inizia a svilupparsi fin dalla vita pre-natale. L’orecchio è il primo organo che si organizza interamente nel feto. Già dal quarto mese di vita intrauterina esso percepisce i suoni acuti selezionandoli fra tutti quelli che gli provengono dal corpo della madre.


Il mezzo liquido nel quale si trova funziona da filtro e gli consente la percezione delle frequenze più acute anche della voce materna. Quando la laringe della madre vibra, la colonna vertebrale reagisce come la corda di un violino. Il bacino della madre diventa una enorme cassa di risonanza per il feto.

Il feto sente ma non allo stesso modo dell’essere messo al mondo: la funzione uditiva si evolve e l’orecchio si apre progressivamente. In principio l’orecchio deve essere in grado di funzionare in un ambiente liquido. Prima della nascita le parti esterne, medie e interne dell’orecchio sono adattate acusticamente a percepire le frequenze trasmesse attraverso l’acqua; le frequenze del linguaggio si collocano tra quelle acute. Dopo la nascita, soltanto l’orecchio interno conserva il proprio ambiente acquatico, mentre l’orecchio esterno e medio devono adattarsi alle impedenze dell’aria circostante.


Nei giorni immediatamente seguenti al parto, dal punto di vista acustico, il bambino si trova in uno stadio di transizione: per dieci giorni l’orecchio medio, ed in particolare la tromba di eustachio, ritiene del liquido amniotico, e di conseguenza rimane accordato sulle frequenze del mezzo liquido.
Una volta terminato lo svuotamento, il bambino perde la percezione delle frequenze acute, entrando in un periodo di “ombra sonora” durante il quale non sente quasi nulla, avendo perso il tono che gli consentiva di intendere le frequenze elevate nel corso della vita fetale; si tranquillizza e si addormenta.


A questo punto, gli sarà necessario concentrare tutte le proprie energie sull’aumento della facoltà di adattamento del suo orecchio. Questo apprendistato dura diverse settimane, fino a quando sarà rinnovato attraverso l’aria circostante il contatto che il bambino aveva avuto con la voce materna durante la sua permanenza nell’universo uterino. Grazie a questo apprendistato, il diaframma uditivo si apre a poco a poco al mondo sonoro sulla base di un asse situato tra 300 e 8000 Hertz.


Ritrovando progressivamente la pressione del timpano indispensabile, il soggetto diventa capace di rivivere le percezioni registrate nel corso della vita fetale, ed in particolare di riconoscere la voce che lo intratteneva e lo rassicurava nel fondo della sua notte uterina. La voce naturalmente è cambiata , ma non dal punto di vista del ritmo e delle inflessioni. Quando il bambino la ritrova non si sbaglia, e tende l’orecchio in questa direzione nella speranza di riconoscere di nuovo il nirvana intrauterino al quale la madre è associata in tutto il suo essere sensibile.


Questa alimentazione vocale apportata dalla madre è necessaria alla formazione di un piccolo uomo quanto la poppata: il lattante attende la voce materna al pari del biberon. L’avidità con cui i neonati prematuri, posti nell’incubatrice, divorano la voce della madre ne è la prova più lampante.
Per questo motivo ho sempre sostenuto con convinzione che le attrezzature destinate ai neonati prematuri dovrebbero essere equipaggiate con apparecchi in grado di immettere nelle incubatrici la voce materna, necessaria quanto gli apporti nutritivi.